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Lo Stato assoluto
Questo tipo di Stato è ormai un ricordo del passato, ma ha segnato una tappa fondamentale nel percorso verso le attuali forme di organizzazione politica.
Sviluppatosi intorno al 1500 in Europa, lo Stato assoluto era un'organizzazione politica in cui il sovrano riusciva a controllare tutto il territorio e a sottomettere tutti gli abitanti al suo volere.
Per tenere legati a sé i nobili ed evitarne l'opposizione, il sovrano concedeva loro dei privilegi, per esempio l'esenzione dal pagare i tributi. Di conseguenza, all'interno dello Stato le stesse regole non valevano per tutti, poiché il potere tutto nelle mani del Re, che poteva esercitarlo a suo piacimento senza doverne rispondere a nessuno.
Per poter esercitare in modo permanente questo controllo sul territorio, il sovrano aveva bisogno di un'organizzazione stabile che dipendesse direttamente da lui: l'esercito, i funzionari pubblici (la burocrazia) e il corpo diplomatico che lo rappresentavano presso gli altri sovrani.

Poiché mantenere questo apparato comportava una grossa spesa (ad esempio il pagamento degli stipendi), ben presto sorse la necessità di prelevare in maniera sistematica i tributi dagli abitanti del territorio.
Chi viveva in questo tipo di Stato era privo di ogni diritto e perciò veniva chiamato "suddito": poteva essere imprigionato, obbligato a lasciare il Paese, torturato e ucciso non in applicazione di una legge, ma perché così voleva il sovrano.
Nei secoli XVII e XVIII questo tipo di Stato subì un'evoluzione, mantenendo però questa caratteristica: tutto il potere (creare le leggi, amministrare la giustizia, governare) rimaneva nelle mani del sovrano e i sudditi non potevano partecipare in alcun modo alla sua gestione.
Nell'Ottocento fu sostituito dallo Stato liberale, dopo la Rivoluzione francese del 1789, quando cominciarono ad affermarsi i principi di libertà e di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.