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I diritti politici

Poiché l’Italia è una Repubblica democratica (art.1) tutti i cittadini devono poter partecipare alla vita dello Stato.

Il tipo di democrazia scelto dalla Costituzione è prevalentemente quella rappresentativa, vale a dire i cittadini scelgono periodicamente i propri rappresentanti che esercitano il potere sovrano al loro posto. Alla scadenza del periodo per cui i rappresentanti sono stati eletti, i cittadini potranno sostituirli se non saranno rimasti soddisfatti di quanto essi hanno fatto.

La Costituzione ha anche previsto alcuni strumenti di democrazia diretta:il referendum, con cui il popolo viene chiamato a decidere se abrogare o meno una fonte primaria statale, l’iniziativa popolare di legge, la petizione. Questi strumenti sono però solo complementari all’esercizio effettivo della sovranità.

   

Quindi, la partecipazione dei cittadini si svolge prevalentemente attraverso le elezioni. La conquista del diritto di voto per tutti (suffragio universale) è stata difficile in tutti i Paesi europei; nel nostro Stato essa è stata raggiunta solo nel 1946, con il riconoscimento del diritto di voto anche alle donne.

Il diritto di partecipare alle elezioni spetta a tutti i cittadini maggiorenni; soltanto per votare al Senato l’età minima è di 25 anni. Si può perdere il diritto di voto solo nei casi stabiliti dalla legge o in seguito a sentenza penale. Un caso in cui si può perdere il diritto a votare (ma solo per 5 anni) è quello dell’imprenditore sottoposto a fallimento.

Le elezioni possono essere:

 
- politiche: per scegliere i rappresentanti al Parlamento;

- amministrative: per scegliere i rappresentanti al Consiglio regionale, provinciale, comunale; sempre con tali elezioni vengono scelti il Sindaco nei Comuni e il Presidente della Provincia;

- europee: per scegliere i rappresentanti al Parlamento europeo.
 
L’art.48 Cost. dice che il voto ha queste caratteristiche:
 

- è personale: non si può incaricare altri di votare per noi;

- è eguale: ogni voto "pesa" nello stesso modo; è vietato perciò attribuire maggiore importanza ad alcuni voti (per esempio a quello del capofamiglia);

- è libero: chi vota non deve essere minacciato o controllato;

- è segreto: sulla scheda non deve essere messo nessun segno di riconoscimento dell’elettore e, più in generale, nel momento del voto non si devono far conoscere le proprie scelte.

Che cosa succede se non si vota? La Costituzione dice che è un dovere ma lo definisce "civico", quindi non legato a sanzioni giuridiche. Si chiama astensionismo il fenomeno per cui una certa percentuale di cittadini non vota. Per parecchi decenni dalla nascita della Repubblica in Italia il diritto di voto è stato esercitato da un’alta percentuale di cittadini; nelle ultime votazioni si è invece manifestato un certo astensionismo, che è un segno preoccupante di perdita di fiducia da parte dei cittadini nella partecipazione democratica.

Una volta contati i voti che sono stati dati validamente, vengono individuati i candidati eletti in base al sistema elettorale adottato. In passato il metodo usato per tutte le elezioni era quello proporzionale; attualmente solo alle elezioni per il Parlamento europeo si usa ancora questo metodo, mentre per le altre i metodi variano, anche se tende a prevalere il metodo maggioritario.

In base all’art.49 tutti i cittadini possono essere eletti (il cosiddetto elettorato passivo) purché abbiano i requisiti stabiliti dalla legge. In particolare, per le elezioni politiche, i candidati devono avere 25 anni per la Camera dei deputati e 40 per quella dei senatori. Chi viene eletto deve poter esercitare il proprio incarico senza correre il rischio di essere danneggiato nella propria attività lavorativa. Per questo scopo i rappresentanti dei cittadini hanno diritto a un'indennità, cosė che questa attività non possa essere esercitata soltanto da chi è ricco.