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Sistemi a economia mista

Alla fine del 1929 si scatenò la cosiddetta Grande depressione. Le conseguenze sociali furono drammatiche: il numero dei disoccupati crebbe senza limiti in quelle che erano le economie più ricche del mondo; le famiglie, private del loro reddito, ridussero al minimo i consumi. Di conseguenza, le imprese trovarono sempre più difficoltà a vendere i loro prodotti e licenziarono altri lavoratori in una spirale di effetti negativi che sembrava non avere fine.

      Fino ai primi decenni del Novecento, le concezioni di coloro che sostenevano che il sistema economico liberista avesse al suo interno un meccanismo che automaticamente avrebbe portato ai migliori risultati economici possibili, dominavano incontrastate. Di fronte alla Grande depressione degli anni Trenta, però, nessuna delle analisi e degli interventi fatti alla luce di queste teorie riuscì a produrre qualche miglioramento nella situazione economica dei Paesi più ricchi.
     
      In questa situazione emerse in maniera sempre più forte la necessità (sostenuta teoricamente dall’economista inglese J.M. Keynes) dell’intervento dello Stato nell’economia.
     
      Si sviluppò così, innanzitutto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, il modello di sistema a economia mista, che dopo la Seconda guerra mondiale trionfò anche in tutti gli altri Paesi dell'Europa occidentale.

Nel modello di sistema a economia mista lo Stato assume un nuovo ruolo: non si limita più a produrre i servizi pubblici essenziali e a garantire l'osservanza delle leggi, ma:

  •  interviene anche a sostegno della produzione;
  •  realizza interventi per garantire la piena occupazione dei lavoratori;
  •  garantisce migliori condizioni di vita alle classi più deboli;
  •  cerca di armonizzare lo sviluppo fra le zone più ricche e quelle più arretrate del Paese.

Per realizzare tutti questi obiettivi, lo Stato ha bisogno di molte risorse: quando non è in grado di procurarsele con le sole entrate che ottiene dai tributi e dalla vendita di beni e servizi, chiederà prestiti ai privati, contrarrà cioè dei debiti, ricorrendo allo strumento del debito pubblico.

Se, grazie alla spesa pubblica, lo Stato riuscirà a far crescere il reddito nazionale, come conseguenza otterrà maggiori entrate sotto forma di imposte e potrà ripagare i debiti contratti in precedenza.

Nei sistemi a economia mista i privati rimangono liberi di prendere le decisioni economiche che ritengono più convenienti; lo Stato, mediante incentivi, cerca di indirizzare le loro scelte verso obiettivi che sono nell'interesse di tutto il sistema; inoltre, mediante la cosiddetta "concertazione", chiama le associazioni di lavoratori e imprenditori alla determinazione degli obiettivi di interesse collettivo.

La realizzazione di un sistema a economia mista si attua all’interno dello Stato democratico.