In
campo economico la parola "famiglie" viene usata per indicare
tutti quei soggetti che:
-
offrono i fattori
produttivi alle imprese e allo Stato in cambio di un compenso
(reddito);
-
decidono quanto reddito spendere domandando beni e servizi;
-
decidono quanto risparmiare.
Chi effettua queste operazioni può perciò essere una
famiglia (di diritto o di fatto),
ma può anche essere una persona che vive sola.
Le famiglie offrono fattori produttivi alle
imprese: lavoro innanzitutto, ma anche risorse naturali oppure denaro.
Per l'utilizzo di questi fattori la famiglia riceverà un compenso
che ha un nome diverso in base alla fonte.
Avremo perciò:
interessi per il denaro dato in prestito;
rendita per le risorse naturali;
salario o stipendio per il lavoro dipendente;
onorario per il lavoro autonomo;
profitto, se un membro della famiglia è imprenditore
e gli spetta un compenso per il lavoro che svolge
Nelle
economie moderne il lavoro dipendente costituisce la fonte di reddito
prevalente, e di conseguenza la maggior parte del reddito delle
famiglie è costituito da salari.
La
somma di denaro che il lavoratore percepisce mensilmente per
la sua attività lavorativa viene chiamata salario
monetario; si chiama invece salario reale la quantità
di beni e servizi che il lavoratore può comprare con
il salario monetario.
Quando
i prezzi salgono ma il salario monetario rimane invariato, il lavoratore
può comperare di meno e quindi è di fatto impoverito.
Una
volta acquisito un reddito, la famiglia dovrà versare le
imposte che lo Stato le richiede come
contributo per le risorse impiegate per pagare la spesa pubblica.
Con
il reddito che le resta (reddito disponibile) la famiglia deve decidere
quanta parte utilizzare per soddisfare i suoi bisogni. Se il
redddito è basso, servirà tutto per soddisfare solo
i bisogni primari; a redditi più
alti corrisponde la possibilità sia di soddifare i bisogni
secondari sia di risparmiare, mettendo
così le basi per un aumento futuro del proprio reddito.