|
|
 |
|
Il
mercato del lavoro
|
 |
 |
 |
Su
questo mercato si scambia una merce particolare: il lavoro umano,
cioè le capacità intellettuali e manuali degli individui
necessarie per la produzione. A differenza degli altri beni e servizi
oggetto di scambio, questo fattore produttivo è inseparabile
dall'individuo che lo produce e che attraverso il lavoro provvede
alle necessità materiali proprie e dei suoi familiari. Nella
società attuale, inoltre, il lavoro è anche il modo
in cui gli individui si realizzano ed esprimono le proprie capacità
e abilità. Perciò si può capire come questo mercato
sia stato oggetto di attenzione, studio e regolamentazione statale
in misura maggiore degli altri tipi di mercato. La nostra Costituzione
dedica al lavoro, in particolare al lavoro dipendente, parecchi significativi
articoli. |
|
 |
 |
 |
L'attenzione
per i lavori e la loro tutela da parte dello Stato si sono sviluppate
poco per volta nel tempo.
All'origine della Rivoluzione industriale
lo Stato riteneva il lavoro una merce come le altre il cui prezzo
doveva formarsi liberamente sul mercato (Stato
liberale). Poiché i lavoratori che offrivano lavoro erano
in eccesso rispetto alla domanda di lavoro
fatta dalle imprese, il salario era molto basso, soprattutto se rapportato
al numero di ore lavorative giornaliere. |
|
 |
 |
 |
Col
passare del tempo i lavoratori, grazie a lunghe lotte, riuscirono
a ottenere miglioramenti relativi a vari aspetti della loro vita,
sia dentro sia fuori la fabbrica. Uno strumento che fu ed è
tuttora usato per fare pressione sul datore di lavoro è lo
sciopero, cioè l'astensione dal lavoro con perdita del corrispettivo
salario. Nella Costituzione italiana l'art.40
è dedicato allo sciopero, che viene dichiarato un diritto per
i lavoratori. Durante il fascismo, lo sciopero
veniva invece considerato un delitto contro lo Stato e punito con
la pena del carcere. Tutt'oggi, in molti Paesi del mondo, esso continua
a essere considerato un comportamento vietato e punito.
|
 |
|
 |
 |
Il
risultato della contrattazione è il prezzo del lavoro, che
viene chiamato salario o stipendio
a seconda che vada a operai o impiegati. L'offerta di lavoro è
la quantità di lavoro che in un certo momento i lavoratori
di un Paese sono disposti a cedere agli imprenditori a un determinato
prezzo; la parte di offerta di lavoro che non trova richiesta è
costituita dai disoccupati. |
|
 |
 |
In
uno Stato democratico la disoccupazione
non può essere un problema che riguarda solo il lavoratore
e la sua famiglia, ma diventa un problema di tutta la collettività.
Lo Stato è chiamato a intervenire con provvedimenti specifici
a sostegno dei singoli lavoratori disoccupati. |
|
 |
 |
Ecco
ad esempio l'elenco dei principali interventi predisposti dallo Stato
italiano per combattere il fenomeno della disoccupazione o per ridurne
gli effetti negativi: |
|
 |
 |
- indennità di disoccupazione, cioè un sussidio pagato
al lavoratore che ha perso il posto di lavoro;
- cassa integrazione: una percentuale del salario che viene corrisposta
per un numero variabile di mesi ad alcune categorie di lavoratori
rimasti senza lavoro;
- prepensionamento, cioè la possibilità di andare in
pensione anticipata per i lavoratori vicini all'età pensionabile;
- corsi di formazione professionale, che hanno lo scopo di aumentare
le competenze dei lavoratori in cerca di lavoro;
- contratti di formazione lavoro, un tipo particolare di contratto
che mira a incentivare l'assunzione dei giovani.
|
 |
|
 |
 |
Per
la nostra Costituzione (art.4),
la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e
deve promuovere le condizioni per renderlo effettivo. Nel sistema
economico italiano è previsto dunque dalla Costituzione stessa
che lo Stato intervenga nell'economia (sistema
a economa mista) e che nel definire gli obiettivi di questo intervento
metta il problema della piena occupazione al primo posto. |
|
 |
 |
|
|
|
|
|
|