Le
consuetudini sono l'unica fonte non scritta
del diritto italiano.
La
parola consuetudine ci fa venire in mente un comportamento che ripetiamo,
in pratica un'abitudine. In campo giuridico questa parola ha un significato
un po' differente: indica modi di agire che una collettività
ripete con la convinzione che siano obbligatori.
Nel
passato la consuetudine era una delle principali fonti che regolavano
i rapporti fra i privati; all'interno di una collettività ci
si tramandava di generazione in generazione il convincimento che fosse
obbligatorio tenere un certo comportamento, insomma che ci fossero
degli obblighi giuridici a comportarsi in un modo piuttosto che in
un altro.
Attualmente
le consuetudini hanno perso importanza (almeno per quel che riguarda
le norme che valgono all'interno dello Stato)
perché sono state sostituite dalle norme fatte dallo Stato
stesso o da altre organizzazioni (come nel caso delle Regioni e della
Unione europea) riconosciute dallo Stato.
Le
consuetudini, però, sono tuttora fonti di diritto anche se
sono le meno importanti e quindi non possono contrastare con alcuna
altra fonte.