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La democrazia

Democrazia significa governo del popolo: si tratta di un termine che hai certamente imparato a conoscere fin da piccolo e che può darsi ti sembri oggi un po' vuoto di significato.

Proviamo allora a riscoprirne il senso mettendolo in relazione alle vicende storiche del nostro Stato.

Innanzitutto la democrazia è una concezione che considera essenziale il riconoscimento dei diritti politici a tutti i cittadini. I diritti politici (diritto di votare per tutti, cioè suffragio universale, di formare e propagandare  liberamente partiti politici, di presentarsi come candidato) sono quelli che consentono di partecipare alla vita dello Stato e di contribuire a determinare le decisioni che esso prende.

Nel nostro Paese questa partecipazione e questo coinvolgimento di tutti sono il risultato di un lungo percorso che aveva portato nel 1919 al diritto di voto per tutti i maschi maggiorenni. Il fascismo non eliminò formalmente  questo diritto, ma tolse la possibilità di una libera scelta attraverso libere elezioni fra partiti di idee diverse.

Ecco perciò il secondo aspetto della democrazia:

non basta il voto per tutti,

- si deve poter scegliere fra partiti di idee diverse;

- i partiti devono poter fare liberamente la propaganda delle loro idee;

- i partiti di minoranza devono essere garantiti nella loro libertà.

Solo nel 1946, con la definitiva sconfitta del fascismo, il nostro Paese conquistò il suffragio universale per uomini e (finalmente) donne in occasione della votazione per il referendum istituzionale e la scelta dei membri della Costituente.

Con la Costituzione sono stati introdotti questi principi:

Art. 1: lo Stato italiano è democratico e la sovranità appartiene al popolo.

  Art. 18: si garantisce la libertà di associarsi, con il solo limite di impedire le associazioni segrete, quelle che perseguono fini vietati dalla legge penale, quelle che vogliono raggiungere i loro scopi attraverso l'uso delle armi.

 
  Art. 48: tutti i cittadini hanno uguale diritto di voto.

 
  Art. 49: c'è piena libertà di formare partiti e di aderire a partiti.

 

Ma in uno Stato formato da milioni di cittadini sarebbe impossibile far prendere direttamente dal popolo tutte le decisioni politiche. La democrazia non viene perciò esercitata direttamente ma viene esercitata attraverso rappresentanti eletti periodicamente (democrazia rappresentativa); a seconda della forma di governo adottata, ci potranno essere due organi eletti direttamente dal popolo (Parlamento e Capo dello Stato), oppure uno soltanto. Nel nostro Paese la scelta  è stata per un unico organo espressione diretta dei cittadini, il Parlamento.

La Costituzione prevede che il popolo possa esercitare direttamente la sovranità (democrazia diretta): lo strumento a tal fine più incisivo è il referendum abrogativo, con cui è possibile abrogare leggi o atti aventi valore di legge; ulteriori strumenti sono la petizione al Parlamento e l'iniziativa popolare di legge.

Il principio democratico vale per tutta l'organizzazione della Repubblica: così deve essere attuato anche nelle Regioni e negli enti locali (Province e Comuni) in cui  i cittadini scelgono gli amministratori attraverso le elezioni amministrative; il principio democratico ha dato poi origine a provvedimenti più specifici come i decreti delegati per la democrazia nella scuola e, sempre a livello locale, i consigli di zona.

Per rendere effettivo il potere dei cittadini, è necessario che essi si procurino e pretendano di conoscere tutte le informazioni necessarie per poter effettuare scelte consapevoli. Insomma, non basta poter andare a votare ogni tanto: è necessario partecipare alla vita del proprio Stato. In questo senso la disaffezione al voto e alla partecipazione politica deve essere vista come un segnale preoccupante.