|
La
Costituzione è la legge fondamentale perché racchiude il
patto fra i cittadini e lo Stato
delineando i valori fondamentali della collettività che organizza.
Tendenzialmente,
perciò, è destinata a durare nel tempo e la sua sostituzione integrale
avviene soltanto in caso di completo cambiamento del tipo di Stato.
Ma
proprio per poter essere efficace nel tempo, la Costituzione deve
sapersi adeguare alle nuove esigenze e ai problemi che col passare
degli anni si manifestano, così come deve saper modificare
quelle sue parti organizzative che non hanno dato buona prova di
sé.
Nasce
perciò il problema delle modifiche e delle integrazioni alla
Costituzione, che nel primo Novecento è stato risolto in
base a queste considerazioni:
- con l'avvento dello Stato democratico,
in Parlamento sono presenti tutte le forze della società
con interessi diversi e talvolta contrastanti;
- per modificare la Costituzione la legge
ordinaria non è adatta perché può essere
approvata anche con maggioranze modeste; di conseguenza ogni nuovo
Governo potrebbe voler modificare il patto costituzionale rendendolo
qualcosa di parte.
Ecco
dunque la necessità di modifiche realizzate in modo più complesso,
frutto della ricerca della condivisione del maggior numero possibile
di cittadini. Questi procedimenti rendono la Costituzione
rigida.
Gli
Stati hanno affrontato in vari modi l'aspetto tecnico di questo
problema: vediamo brevemente alcune delle soluzioni che sono state
adottate per poter meglio capire la soluzione prevista nella Costituzione
italiana.
|